Frutta secca: proprietà, benefici e quale scegliere in base alle proprie esigenze

Frutta secca: proprietà, benefici e quale scegliere in base alle proprie esigenze

Frutta secca: un alleato importante per il benessere personale

Frutta secca: un alleato importante per il benessere personale

La frutta secca è un alimento ricco di proprietà e benefici ma è bene conoscerla nel dettaglio per scegliere quella più adatta alle proprie esigenze. Spesso, infatti, non si fanno distinzioni tra frutta secca glucidica e lipidica, facendone così magari un utilizzo errato o non consono alle proprie necessità. Ciò che è certo, comunque, è che i benefici della frutta secca sono conosciuti sin dall’antichità: le prime testimonianze del suo utilizzo, infatti, risalgono al 1700 a.C. in Mesopotamia. In questo articolo approfondiremo quindi le origini dell’utilizzo della frutta secca ma anche le sue proprietà e benefici così da poterne scegliere l’utilizzo più consono sulla base delle proprie esigenze.

Le origini della frutta secca: un alimento alla base della dieta mediterranea

 

La frutta secca è, da millenni, alla base della celebre dieta mediterranea. Il motivo è piuttosto semplice. Ancora oggi, infatti, molte tipologie di questo alimento vengono prodotte in Paesi quali Iran, Iraq, Siria, Giordania, Libano, Israele, ecc… In tutti quei territori, insomma, che un tempo facevano parte della cosiddetta Mezzaluna Fertile, la “culla della civiltà”. Si ha testimonianza dell’utilizzo della frutta secca anche in Asia, con particolare riferimento alla Cina, e in America.

 

Il motivo per cui questo alimento è così radicato sia nella cultura gastronomica occidentale sia in quella orientale è molto semplice. L’essiccazione e la disidratazione, infatti, sono stati tra i primi metodi di conservazione dei cibi. In luoghi in cui le temperature erano molto alte, frutti come i datteri ma anche l’uva potevano essiccare tranquillamente al sole, mantenendo inalterata la loro qualità nel tempo e diventando un concentrato di dolcezza.

 

Con il tempo, dall’Est la frutta secca è stata portata in Grecia e, successivamente, fatta conoscere nell’Impero Romano. I romani iniziarono quindi ad inserire in modo stabile nella propria dieta le uvette essiccate, utilizzandole sia per preparare i pasti sia come ricompensa per gli atleti. Alcuni storici pensano, addirittura, che per un periodo le uvette essiccate furono utilizzate anche per barattare altre merci. Sappiamo con certezza, però, che alle donne di casa era richiesto espressamente di immagazzinare annualmente frutta da essiccare e conservare per i periodi in cui le temperature erano più rigide.

 

Frutta secca: conoscere le due tipologie

Come anticipato, esistono due tipologie distinte di frutta secca:

 

  • La frutta secca glucidica: in questa tipologia troviamo tutti quei frutti essiccati o disidratati ricchi di zuccheri ma poveri di grassi. Tra questi l’ananas, uva, albicocche, mele, mango, ecc… Chiamata anche frutta secca non oleosa, è caratterizzata dall’abbattimento della quantità di acqua libera sino al 30%. A parità di peso, la frutta secca glucidica presenta un apporto calorico notevolmente più alto rispetto alla frutta fresca, dovuto essenzialmente alla concentrazione dei nutrienti.
  • La frutta secca lipidica: in questa tipologia sono raccolti, invece, molti dei frutti a guscio che siamo tradizionalmente soliti mangiare durante le feste. Chiamata anche frutta secca oleosa, questa categoria racchiude sia frutti (es. la noce di cocco) sia semi di alcune piante (es. arachidi). A differenza della prima, questa tipologia di frutta secca è povera di zuccheri ma ricca di nutrienti quali grassi, proteine e fibre. Per questo motivo viene spesso utilizzata dagli sportivi o da chi adotta una dieta vegetariana o vegana.

 

In entrambi i casi, comunque, sarebbe bene consumare la frutta secca con parsimonia o, in situazioni specifiche, sotto consiglio medico. Questo alimento ha infatti un apporto calorico molto importante, motivo per cui rappresenta un ottimo spuntino se abbinato a yogurt o frutta fresca oppure in sostituzione ad altri alimenti.

 

I benefici della frutta secca: un alleato contro i rischi cardiovascolari

La frutta secca oleosa, secondo recenti studi, sembra avere la proprietà di ridurre i rischi cardiovascolari nonché di mortalità. In particolare, secondo uno studio del Vanderbilt University Medical Center (VICC) pubblicato sulla rivista Jama Internal Medicine, noci e noccioline sarebbero un alleato per la longevità dell’uomo.

 

L’analisi, fatta su un campione di duecentomila persone, ha evidenziato la capacità di questo alimento di ridurre la mortalità con una percentuale che varia dal 17% al 21%. Percentuale che arriva addirittura al range 23%-38% se si analizza la mortalità dovuta a ictus e infarto. I dati sembrano non subire variazioni sostanziali in base ad etnia o condizione sociale, motivo per cui noci, noci del Brasile e arachidi sembrano essere un vero e proprio alleato per il benessere dell’uomo.

 

Ovviamente è bene rispettare le quantità consigliate in quanto, come già detto, l’apporto calorico per 100 grammi è molto alto. L’American Heart Association raccomanda l’assunzione di 4 porzioni di noci ogni sette giorni, porzione di circa 42,5 grammi. Le proprietà benefiche di frutta secca quale noci o arachidi sembrano dovute alla presenza di grassi acidi insaturi, vitamine, fibre ma anche di antiossidanti fenolici, arginina e fitochimici. Non è da dimenticare anche la proprietà antinfiammatoria che aiuterebbe nel mantenere in salute il cuore. Oltre alle noci classiche e alle arachidi, anche le noci Pecan e le noci del Brasile contribuiscono a mantenere il corpo in salute e a ridurre i rischi di mortalità. Infine, a corroborare questa tesi è anche uno studio pubblicato dal New England Journal of Medicine a seguito di uno studio di durata trentennale. In particolare, l’analisi ha confermato che la frutta secca oleosa - se assunta regolarmente e senza superare i 30 grammi al giorno - possa contribuire nel ridurre anche i rischi di diabete di tipo 2, cancro del colon, ipertensione e sindrome metabolica.

 

Fonti: